Coltivare il segreto della longevità

Tra le tante sperimentazioni in campo che abbiamo coltivato quest’anno, ce n’è una che viene considerata quasi un elisir di lunga vita: stiamo parlando della Batata o patata dolce o patata americana.

La batata (Ipomea Batata) è una radice tuberosa originaria del sud America, appartenente alla famiglia botanica delle Convolvulaceae, dal gusto particolarmente dolce, a metà strada tra una zucca e una patata classica (a differenza di quest’ultima però non è una Solanacea). 

Ne esistono varietà diverse, dai colori più o meno accesi, che vanno dal bianco, passando per l’arancione arrivando fino al viola: la caratteristica che le accomuna è quella di essere un vero e proprio superfood considerato uno degli elementi fondamentali di una dieta sana e una lunga vita.

In uno studio dedicato allo stile di vita delle popolazioni più longeve della Terra (le cosiddette Zone Blu), dove il numero di ultracentenari è maggiore rispetto alla media mondiale, viene evidenziato come un’alimentazione sana, ricca di verdure e legumi, l’attività fisica naturalmente costante e la centralità del ruolo della famiglia, siano fondamentali per aumentare l’aspettativa di vita.

Il concetto di “Zone Blu” è nato quando Gianni Pes e Michel Poulain hanno effettuato uno studio demografico in Sardegna, identificando un’area dell’entroterra come il luogo con la maggiore concentrazione di centenari al mondo. Lo studio sulla longevità è stato poi portato avanti da Dan Buettner che ha identificato altre aree nel mondo con caratteristiche comuni a quelle del paese sardo: tra queste vi è anche l’isola di Okinawa, la maggiore isola dell’arcipelago di Ryūkyū in Giappone.

Okinawa rientra nelle cosiddette «Zone blu», anche grazie alla dieta della popolazione locale basata su un grande consumo di di verdure, in particolare di patate dolci arancioni e viola (Satsumaimo,さつまいも) e al concetto di Hara Haci Bu ossia “mangia finchè non sei sazio all’80 per cento”.

Viste queste caratteristiche così meravigliose della batata, non potevamo non dedicarci alla sperimentazione della coltivazione di questo fantastico ortaggio. C’è ancora molto da migliorare, ma le premesse sono sicuramente buone e la volontà di portarlo sulle vostre tavole ci spingerà ad aumentare la sua produzione per l’anno prossimo.

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